Isabella Leardini • La coinquilina scalza

Risvolto.

 Motivo conduttore dell’ottimo esordio di Isabella Leardini alla poesia è l’amore non corrisposto, anzi nemmeno percepito dall’altro, tenuto segreto in un luogo di apprensione e fantasia, in un desiderio che ruota su se stesso emanando bagliori e presagi.

La mia edizione
La Vita Felice, Niebo
2005, pp. 69
ISBN 978-8877991683

Voto
★★★★☆


“Via come l’estate senza peso”

 Corre l’anno 2015, un sonnacchioso pomeriggio di maggio a Venezia. L’odore di alghe marce che d’inverno impregna le calli fa posto ai grani di salso che trasudano dai muri di mattoni. La primavera quasi non si sente, confusa com’è nella pioggia di aprile e le ultime tracce di acqua alta della stagione. L’estate arriva presto, così presto che senza rendersene conto ci si trova già al campo più vicino con un espresso sul tavolino, immancabilmente appiccicoso di Aperol dalla sera prima, o seduti sulla base di qualche monumento dimenticato, piluccando una vaschetta di falafel bollenti fuori e gelidi dentro. Nel giardino sul retro della casa, che nessuno cura probabilmente dal 1970, c’è una vecchia sedia di ferro smaltato e cuscini sbiaditi con motivi a fiori. Reperto di chissà quale epoca e corredo, è scomoda nel senso più ampio del termine. Non solo traballa, ma raschia il cemento e all’interno di qualche supporto sbatacchiano i resti di un vecchio nido di vespe. Neanche a dirlo, la vernice bianca si scrosta dai braccioli e lascia intravedere un prato di ruggine. Quale posto migliore per leggere una raccolta di poesie?

 È difficile parlare di poesia, e non solo perché de gustibus non disputandum, quanto perché la stessa raccolta la si può leggere in mille modi diversi, se ci si affida al trasporto del momento. Ho avuto la fortuna – o meglio, il caso ha voluto che mi prestassero questo libriccino proprio mentre mi trovavo in una fase in cui queste poesie hanno potuto attecchire nel profondo. Poesie contemporanee, brevi e concise, un ottimo specchio per conoscere la poesia italiana di oggi: de gustibus, senza dubbio, ma se c’è una cosa che accomuna le persone più dell’amore è l’amore non corrisposto. So che solo a leggere queste ultime tre parole vi è venuta in mente una persona in particolare. Come d’altronde è venuta in mente a me, perché se è vero che il primo amore non si scorda mai, è ancor più vero che l’amore non corrisposto rimane lì latente, insuperato e insuperabile, la prima cicatrice che cristallizza un lato di noi in una giovinezza verde che non finisce mai.
 La voce stessa di questa raccolta, dolce e piana, si adegua all’amaro epilogo: sono versi musicali che accompagnano un’accettazione quieta, senza disperazione, un illanguidire lento nell’estate riminese di cui cogliamo sprazzi luminosi.

[…] “Tu resti come un segno lungo il muro
che torna fuori appena cade un quadro,
rappreso tra le pieghe delle mani
E forse ti dovrò sempre portare
nell’aria che si alza dove passo”.

 La coinquilina scalza perché si cammina a piedi nudi nel cuore dell’altro come una presenza che non fa rumore. Un fantasma confinato in soffitta che nemmeno viene percepito, ma fedele, presente, rispettoso del silenzio in cui sa di essere relegato, perché è l’unico posto in cui può stare.

“Anche così ci si alza e si vive,
come svuotando e riempiendo la casa
non di sé ma dell’arrivo di qualcuno”.

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