Isabel Allende • La casa degli spiriti

 In questa delicata saga familiare, Allende ci trasporta nel Cile degli anni Venti presentandoci le storie di quattro generazioni di donne, unite dai legami di sangue e dal candore che i loro nomi evocano: Nivea, Clara, Blanca, Alba.

 Clara è la protagonista indiscussa, figlia di Nivea e sorella di Rosa, ci accompagna fino alla fine della storia, andando ben oltre i limiti dell’umano. La sua infanzia si dipana tra i fantastici racconti dello zio Marcos, l’avventuriere, e i fenomeni sovrannaturali che si intersecano alla vita quotidiana della famiglia. Non è molto portata per i lavori di casa; al contrario passa le sue giornate a scrivere su dei quaderni tutto ciò che le accade intorno, e a esercitarsi nella chiaroveggenza.

“Clara abitava un universo inventato da lei, protetta dalle avversità della vita, dove la verità prosaica delle cose materiali si confondeva con la verità tumultuosa dei sogni, nei quali non sempre funzionavano le leggi della fisica e della logica”.

 Scivolerà in un lungo periodo di mutismo volontario dopo aver predetto la morte accidentale della sorella, la splendida creatura dagli occhi di miele e capelli di sirena. Ritornerà a parlare solo per annunciare il suo imminente matrimonio con Esteban Trueba: predetto, anche questo, dalle sue creature che bisbigliano.

 Dalla loro unione nasce Blanca. Il rapporto estremamente conflittuale con il padre verrà sanato solo durante il primissimo periodo della dittatura, quando Esteban, ormai vecchio senatore aiuterà la figlia e il suo amante di una vita a fuggire in Canada.

 E poi troviamo Alba. Alba la fiera, Alba la dolce, luminosa come il nome che porta, con la testa piena di ideali, foriera della nuova generazione e non solo in senso anagrafico. Si avverte infatti una sorta di spaccatura, tra le vite di Clara e Blanca e quella di Alba, prima ancora che arrivi la dittatura di Pinochet a radere al suolo gli equilibri della quotidianità.

 Sarà Alba che andrà poi a scontrarsi proprio con il lato più duro della dittatura, vivendo sulla propria pelle vessazioni e torture. Lei dà voce ai quaderni della nonna, salvati dal rogo della biblioteca, e le sue ultime parole fanno intuire l’inesauribile speranza che anima l’essere umano persino nei momenti più bui. Ingiustizia genera violenza e paura: l’amore e il bene possono nascere solo come reazione a queste. Per dirla in altre parole, “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”.

“Mi sarà molto difficile vendicare tutti quelli che devono essere vendicati, perché la mia vendetta sarebbe solo l’altra parte dello stesso rito inesorabile. Voglio limitarmi a pensare che il mio mestiere è la vita e che la mia missione non è protrarre l’odio, bensì unicamente riempire queste pagine mentre aspetto il ritorno di Miguel, mentre sotterro mio nonno che ora riposa vicino a me in questa stanza, mentre attendo che arrivino tempi migliori […]”.

La mia edizione
Feltrinelli, Universale Economica
Traduzione di Angelo Morino e Sonia Piloto Di Castri
2013 (1ª ediz. 1982), pp. 368
ISBN 9788807880278

Voto
★★★★★


Opinioni.

 Mi sono immersa in questo libro fin dalla prima pagina, curiosa di sperimentare per la prima volta la scrittura di Allende – meglio tardi che mai, direte voi. Ho amato subito l’atmosfera magica di questo romanzo: lo stile fluido tiene gli occhi incollati alle pagine, e le frequenti anticipazioni e ritorni al presente strutturano la storia come una serie di avvenimenti circolari. Tutte le domande che mi sono posta incontrando brusche interruzioni di paragrafo, o anticipazioni messe lì quasi per caso, hanno trovato risposta a tempo debito. Nulla è lasciato al caso,  e ogni particolare è descritto con una leggerezza – solo apparente – tale da trasportare il lettore in un mondo onirico. Mi ha stupito soprattutto la naturale innocenza con cui i sentimenti umani vengono descritti. Tutti i personaggi di Allende, poi, sono complessi e ben realizzati.

 Il realismo magico che trabocca nella prima parte de La casa degli spiriti, e che colora il romanzo come una favola, lascia di colpo il posto alla crudezza della dittatura cilena degli anni Settanta.

 Nonostante il delicato contesto storico in cui questo romanzo va sviluppandosi non si può dimenticare che La casa degli spiriti è la storia di una famiglia e delle sue donne, ma credo che in parte sia anche la storia della redenzione di un uomo. Esteban Trueba è un marito e un padre dispotico, iroso e testardo; fino alle ultime righe tuttavia ci viene mostrato quanto fosse profondo il suo amore per Clara, dal cui spirito verrà salutato in punto di morte, e ci muoviamo a tenerezza con i racconti di Alba sul suo conto. La prosa elegante di Allende si intreccia con i diversi punti di vista nel libro: il nonno patriarcale aggrappato al passato e la nipote lungimirante, le iniquità e la giustizia, l’amore e l’odio, il perdono e il rancore che attraversa generazioni.

 Probabilmente dirò qualcosa di scontato per i lettori di Allende, ma trovo che questo sia un romanzo geniale, dal peso politico non trascurabile, nonché un eccellente traguardo letterario – in particolar modo se si tiene in considerazione che fu il suo primo romanzo.

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