Ted Chiang • Respiro

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 Sono una di quelle terribili persone che compra i libri per la copertina. Non tutti, certo, ma non si contano più le volte in cui mi sono cimentata a leggere libri dalla copertina accattivante, solo per ritrovarmi con le lacrime agli occhi e la testa che doleva. L’umore del momento e l’odore della carta giocano un ruolo fondamentale: sono una facile preda del marketing becero, ancora di più a causa della mia quasi avversione per le biblioteche comunali. Il libro che voglio comprare è mio mio mio, e che senso ha leggerlo per poi restituirlo? Se non posso palpeggiarne le pagine per il resto dei miei giorni?

 Come avevo accennato in un articolo passato (questo qui, se ve lo siete perso), adoro le edizioni tematiche, tanto che quando guardo la mia libreria mi sento un po’ come Belle quando entra per la prima volta nella biblioteca privata della Bestia. Un po’ per questa mania, un po’ perché dopo aver letto Ubik di Philip Dick mi sono chiesta quali siano le alternative nella letteratura di fantascienza, ho letto Respiro di Ted Chiang. Sarete d’accordo con me che la copertina è un capolavoro, ma a parte questo: si parla di realtà parallele presentate con la naturalezza della quotidianità, in un futuro che dopotutto non sembra così lontano.

 Dalla flashnovel al romanzo breve (“oddio, ma non erano racconti? E questo quando finisce?”), questa antologia di storie pubblicate nella decade 2005-15 analizza ed esaspera aspetti che odorano di fantascienza, e dico “odorano” solo perché non sono ancora attuali. Mi spiego: Chiang immagina una rosa di futuri possibili dandoli come per scontati. La società si è evoluta così e non avrebbe potuto essere altrimenti. Credo di aver capito come si possano sentire le generazioni più mature di fronte a tecnologie che non esistevano ai loro tempi: vagli a spiegare che un telefono oggi non deve necessariamente avere tasti da premere. Mi sono sentita spaesata all’inizio di ogni storia, e racconto per racconto ingollavo le informazioni frammentarie che Chiang ci dà su software, pad, Remem, digienti (leggi “digi-enti”) con l’interfaccia di animali, eccetera. Per questi motivi, una domanda di fondo non ha mai smesso di ronzarmi in testa: e se prima o poi tutto diventasse davvero così?

“Anche se quando mi leggerai, esploratore, io sarò morto da tempo, mi congedo adesso rivolgendoti un invito: contempla la meraviglia che è l’esistenza e rallegrati di poterlo fare. Mi sento in diritto di dirtelo. Mentre scrivo queste parole, infatti, io sto facendo lo stesso”.

 Personalmente non sono sicura di voler vedere la mia intera vita registrata grazie a un software, così da poterla riguardare come una videocassetta avvolgendo il nastro avanti e indietro (La verità del fatto, la verità della sensazione). E cosa dire del libero arbitrio? Altro tema caro a Chiang, con cui qualcuno già sarà familiare grazie al film Arrival del 2016, è esplicato in modo molto semplice: non esiste. I suoi personaggi possono conoscere il futuro, possono viaggiare tra passato e presente, ma non si adoperano per cambiarlo. Possono solo rendersi conto il fine ultimo delle loro azioni è portarli al punto in cui sono in quel momento, e gioirne, o uscirne distrutti. Nell’ultimo racconto, intitolato L’angoscia è la vertigine della libertà, Chiang dimostra come basterebbe poco a creare versioni alternative di se stessi, decidendo per il sì o per il no in questioni di minima importanza, o addirittura spostando una sola molecola d’aria.

 Ci viene chiesto di riflettere su quale sia il confine tra umano e virtuale, sulla potenza e limiti della parola scritta come strumento di memoria, sulla paura della morte. E ancora: il senso della vita, le ipotesi della creazione, il confronto con un’intelligenza non umana che non necessariamente deve essere qualcosa di alieno: si pensi all’immenso campo pressoché inesplorato della comunicazione animale. Un buon libro e un ottimo punto di partenza per interrogarsi, senza essere imboccati con le risposte che ci aspettiamo, su cosa significhi essere umani oggi e nel prossimo futuro.

***

La mia edizione:
Frassinelli
Traduzione di Christian Pastore
2019, pp. 340
ISBN 9788893420563

Voto: ★★★☆☆

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