Kazuo Ishiguro • Non lasciarmi

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Ishiguro

 La trama di Non lasciarmi è sviscerata in modo piuttosto esaustivo nella quarta di copertina, che mi permetto di copiare pari pari così per andare subito al punto. Paola Novarese ci introduce al romanzo come segue.

 Kathy, Tommy e Ruth vivono in un collegio, Hailsham, immerso nella campagna inglese. Non hanno genitori, ma non sono neppure orfani, e crescono insieme ai compagni, accuditi da un gruppo di tutori, che si occupano della loro educazione. Fin dalla più tenera età nasce fra i tre bambini una grande amicizia. La loro vita, voluta e programmata da un’autorità superiore nascosta, sarà accompagnata dalla musica dei sentimenti, dall’intimità più calda al distacco più violento. Una delle responsabili del collegio, che i bambini chiamano semplicemente Madame, si comporta in modo strano con i piccoli. Anche gli altri tutori hanno talvolta reazioni eccessive quando i bambini pongono domande apparentemente semplici. Cosa ne sarà di loro in futuro? Che cosa significano le parole “donatore” e “assistente”? E perché i loro disegni e le loro poesie, raccolti da Madame in un luogo misterioso, sono così importanti? Non lasciarmi è prima di tutto una grande storia d’amore. È anche un romanzo politico e visionario, dove viene messa in scena un’utopia al rovescio che non vorremmo mai vedere realizzata.

Opinioni.

 Una storia molto semplice. Forse è proprio per questo che è così disarmante.
Non mi piace rivelare troppi dettagli della mia vita quotidiana: non perché sia gelosa delle mie giornate (alla fine la routine è sempre la stessa e non particolarmente interessante), quanto perché credo che chi viene fin qui abbia voglia di leggere recensioni, non diari personali. In questo caso credo però sia necessario fare una piccola digressione ― per capire così in quale stato, o umore che dir si voglia, io abbia iniziato a leggere questo libro, e perché l’abbia apprezzato tanto.

 La mia sorprendente capacità di isolarmi dal mondo, come se vivessi dentro una bottiglia tappata (avete presente quelle bottiglie di vetro con dentro le miniature delle navi?), mi ha permesso di non sapere dell’esistenza di Kazuo Ishiguro fino al gennaio di quest’anno. In quel periodo, tornata brevemente in Italia, sono venuta in possesso quasi per caso di questo libriccino che per svariate ragioni non ho potuto aprire fino a settembre.

 A fine febbraio, in modo del tutto inaspettato, è scomparso un amico dei tempi dell’università in Giappone. Sono passati così giorni fatti di incertezze, teorie, incubi, telefonate in giro per il mondo e giornali svedesi letti da cima a fondo senza ricavarne una sola informazione utile. È stato ritrovato solo a maggio, venuto a mancare in un modo terrificante che ancora oggi mi ossessiona. Credo che nessuno della vecchia cricca ne sia a conoscenza, e solo perché non sanno leggere lo svedese.
Ormai non eravamo particolarmente legati, ma di quel periodo e di quella persona conservo ricordi molto piacevoli. Cerco quindi di reprimere il mio stato d’animo fustigandomi con un senso di colpa velenoso, come se mi stessi appropriando deliberatamente del dolore di persone che, rispetto a me, hanno sicuramente più diritto di viverlo.
Qui si viene a intrecciare Non lasciarmi. E no, non per quello che può lasciare immaginare il titolo, che all’inizio ho giudicato semplicemente stucchevole.

 È stato sopratutto il tema dell’inevitabilità del tempo ad avermi lasciato un segno profondo. Il destino dei personaggi è già scritto, il tempo a disposizione si accorcia come una miccia. Complice il persistente rifiuto di una cosa tanto tremenda, ho iniziato a riflettere con ancor più attenzione su una cosa che mi piace definire la rosa delle possibilità mancate. Più o meno funziona in questo modo, e credo che tutti l’abbiano sperimentato almeno una volta: “se solo quel giorno avessi fatto una domanda in più”, “se solo mi fossi interessata di più”, “se ne avessi approfittato quando ne avevo l’occasione”.

“Così quella sensazione mi afferrò di nuovo, sebbene cercassi di allontanarla: la sensazione che fosse ormai troppo tardi; che c’era stato un tempo in cui tutto avrebbe avuto un senso, ma che avevamo perso l’occasione, e che ci fosse qualcosa di ridicolo, di riprovevole addirittura, nel modo in cui stavamo pensando e pianificando il futuro”.

 Non si può dire che tale inevitabilità del tempo “travolga” propriamente i personaggi di Non lasciarmi, visto che appaiono allo stesso tempo un po’ rassegnati, un po’ preparati al futuro che li attende. La voce in prima persona di Kathy ricorda gli anni ad Hailsham con la nostalgia di un adulto che accarezza la spensieratezza dell’infanzia. La storia stessa è raccontata in modo molto semplice, con la levità di chi in quella realtà ci vive: e così è del tutto naturale crescere in un collegio, la cui quotidianità scandita da eventi come il Baratto e il Grande Incanto, nomi semplici quanto evocativi che racchiudono l’innocenza e la magia tipiche del pensiero dei bambini.
Così come è perfettamente naturale diventare poi assistenti e infine donatori. Donatori di cosa, ci si chiede, fin dalle prime pagine: è quando compare per la prima volta la parola operazione che inizia a insinuarsi l’ombra di un dubbio troppo angosciante per essere espresso ad alta voce. Un sottile senso di orrore pervade le pagine successive, sottile perché mitigato dalla leggerezza con cui Kathy racconta. Con una tranquillità infinita vengono sviscerati i lati più sordidi del mondo, e l’impotenza che deriva da un destino già scritto.

“Vi è stato insegnato. Siete studenti. Voi siete… speciali. Il fatto di avere cura di voi stessi, di mantenervi sani dentro, è molto più importante per ognuno di voi di quanto non lo sia per una come me”.

 Non ho ancora letto gli altri libri di Ishiguro, ma la prima impressione è stata profonda. Non forte, profonda: ho finito il libro, e sono rimasta in silenzio a digerire quanto avevo appena letto. Ha toccato con maestria corde che non credevo potessero vibrare con tanta risonanza. Non è la morte a fare paura, quanto il rimpianto di chi resta.

***

La mia edizione:
Einaudi, Super ET
Traduzione di Paola Novarese
2016 (Iª ed. 2005), pp. 291
ISBN 9788806231774

Voto: ★★★★★

2 pensieri riguardo “Kazuo Ishiguro • Non lasciarmi

  1. Ho letto questo romanzo di Ishiguro alcuni anni fa. Mi aveva lasciato una notevole amarezza. Forse non ero ancora pronta per questo genere di romanzi contemporanei, e mi chiedo se in questo ci sia più di inglese o di giapponese. Naturalmente averlo letto nel momento della scomparsa del tuo amico deve essere stata un’esperienza dura.
    Una tua frase molto bella è “il tempo a disposizione si accorcia come una miccia”.

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    1. Ti dirò Elena, abituata come sono ai vari Murakami, leggere Ishiguro mi ha sorpreso perché è davvero un bel mélange di inglese e giapponese. L’immagine della miccia non rappresenta al cento per cento quello che intendevo dire, visto che alla fine non c’è niente che rimandi a un’esplosione ― ecco, è più come uno di quei fuochi d’artificio che una volta accesi poi non partono 😉
      Mi rendo conto che il tono dell’articolo non è proprio spensierato (d’altronde con un libro così?), ma leggerlo in questo periodo direi che invece mi ha fatto bene: era un momento in cui ero convinta che il peggio fosse passato, sai, quando inizi a ricordare con serenità piuttosto che con rabbia. Mi ha permesso di grattare via la crosta per scoprire che sotto è rimasta ancora della carne viva da disinfettare.

      Piace a 1 persona

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