André Aciman • Call me by your name

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 La Riviera ligure fa da cornice a una estate degli anni Ottanta, che il diciassettenne Elio Perlman trascorre nella grande villa di famiglia. Ogni estate suo padre, un brillante professore universitario, ospita uno studente così che possa procedere nella stesura della tesi di dottorato. Quest’anno è toccato a Oliver, ventiquattrenne americano intelligente e perspicace, disinvolto e sfuggente, in netto contrasto con l’introverso Elio. Basta poco perché questi si senta irrimediabilmente attratto da Oliver, anche se ogni suo tentativo di approccio sembra essere liquidato con indifferenza.

 I due condividono conversazioni appassionate, nuotate mattutine, partite a tennis, corse in bici e passeggiate in paese. E tra loro nasce un desiderio inatteso, alla lunga negato e poi abbracciato. La scoperta di un’intimità totale e assoluta che lascerà il suo marchio negli anni a venire.

“Summer. Italy. The noise of the cicadas in the early afternoon. My room. His room. Our balcony that shut the whole world out. The soft wind trailing exhalations from our garden up the stairs to my bedroom. The summer I learned to love fishing. Because he did. To love jogging. Because he did. To love octopus, Heraclitus, Tristan. The summer I’d hear a bird sing, smell a plant, or feel the mist rise from under my feet on warm sunny days and, because my senses were always on alert, would automatically find them rushing to him”.

La mia edizione
Atlantic Books, Tie-In Edition
2017 (1ª ediz. 2007), pp. 256
ISBN 9781786495259

Voto
★★★☆☆


Opinioni.

 Ridurre questo romanzo a “una grande storia d’amore” sarebbe quantomeno impreciso. L’ho trovato piuttosto una “grande storia di ricerca dell’altro”, o meglio una ricerca di sé nell’altroattraverso l’altro. L’avvicinamento di Elio e Oliver è lento quanto inevitabilmente segnato dal tempo limitato che i due hanno a disposizione: se da un lato l’estate è fatta di quella grana in cui le giornate sembrano non scorrere mai, eternamente sospese, dall’altro Elio sa perfettamente che passate quelle sei settimane non rimarrà nulla. Anzi sembrerà impossibile che lo stesso Oliver abbia dormito tra quelle lenzuola e nuotato in quella piscina, ora che è così lontano. L’ultima parte in particolare fa percepire il rimpianto del tempo sprecato ignorandosi.

«Call me by your name and I’ll call you by mine», which I’d never done in my life before and which, as soon as I said my own name as though it were his, took me to a realm I never shared with anyone in my life before, or since”.

 Se all’inizio l’approfondimento psicologico di Elio e il flusso dei suoi pensieri mi teneva incollata alla pagina, più avanti ho trovato il personaggio stesso ripetitivo e a tratti noioso. Non voglio dire che sia un brutto libro: la scrittura di Aciman è semplice e disarmante, e il ritmo è languido come quelle giornate estive in Riviera, ma prolisso.

 La materia narrativa non è molta. Troppo spesso ho letto recensioni che parlano di questo libro come un immenso capolavoro, e per certi versi è indubbiamente notevole, ma più volte mentre leggevo mi sono trovata alla fine della frase, con gli occhiali che scivolavano sul naso, a chiedermi: “e quindi?”. Una storia abbastanza epidermica che ha poco di romantico, al contrario di quanto si vuole far intendere, e si potrebbe facilmente ridurre il tutto a una storia di attrazione fisica e infatuazione adolescenziale che si consuma nello spazio di poche settimane.

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