Iosif Brodskij • Fondamenta degli Incurabili

fondamenta

 Un saggio delicato e al tempo stesso venato da note malinconiche, che ben si accordano alla stagione invernale della città che Brodskij si appresta a raccontare. “Fondamenta degli incurabili” è il nome di una zona di Venezia in cui una volta sorgeva l’omonimo ospedale per i malati di sifilide, costruito nel 1517. Il titolo gioca sul nome del quartiere e sull’amore dell’autore per la città. Incurabili perché, una volta che si è vissuta la vera Venezia, non si può tornare indietro.

“Fui investito in pieno da quella sensazione di suprema beatitudine: le mie narici furono toccate da quello che per me è sempre stato sinonimo di felicità, l’odore di alghe marine sotto zero. […] Ognuno si riconosce in certi elementi”.

 La sublime descrizione si intreccia a una trama rarefatta, in cui i contorni della città sono tratteggiati da pennellate impressioniste. È un libro essenziale e mobile, costruito sull’acqua e sui mattoni.

La mia edizione
Adelphi Edizioni, Piccola Biblioteca Adelphi
Traduzione di Gilberto Forti
1991 (1ª ediz. 1989), pp. 108
ISBN 9788845908088

Voto
★★★☆☆


Opinioni.

 Dunque. Venezia.

 Qualsiasi cosa si scriva su Venezia è già stata detta: non credo che una breve e mediocre recensione di un saggio eccellente come questo possa aggiungere qualcosa di nuovo alle infinite lodi di cui Venezia è già protagonista.

 Confido che ho letto questo libro un po’ per passaparola e un po’ per nostalgia. Ho abitato a Venezia per un paio d’anni, e ricordo ancora quel periodo come uno dei migliori della mia vita. Come per Brodskij, la stagione che più mi è rimasta impressa è l’inverno. A Venezia d’inverno sembra di stare sospesi in una boccia di vetro: grigia l’acqua, grigio il cielo, grigia la nebbia. Ogni volta che penso a Venezia sento come un vuoto al cuore – e non parlo di struggente malinconia, quanto di amore smisurato per un posto che ho dovuto abbandonare forse troppo presto, ma che già mi aveva dato tutto.

 Questo libro è pur sempre un saggio: non aspettatevi trame consistenti. Gli aneddoti si addensano in brevi capitoletti di una o due pagine, e il libro conta poco più di 100 pagine in tutto. Sono più importanti le sensazioni che l’atmosfera suscita, più che il racconto concreto – ed era proprio quello che cercavo. Mentre leggevo alcune tra le tantissime scene di vita quotidiana ritagliate da Brodskij mi sembrava di respirare la stessa aria umida delle mattine di Dorsoduro a gennaio. Mi ricordo i calzini stesi ad asciugare sui termosifoni, il vento impietoso e l’acqua gelida nelle scarpe, l’odore del sale e quello pungente delle alghe marcite ai lati dei canali.

 Si tratta forse di un libro difficile per chi non ha mai vissuto a Venezia. D’altronde, trovavo incomprensibili anche molti libri sul Giappone, prima di trasferirmici. Penso sia comunque un ottimo inizio per vedere uno scorcio di Venezia nuova, anche se non essendo un romanzo potrebbe essere difficile immedesimarvisi e apprezzarlo al cento per cento.

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