Khaled Hosseini • E l’Eco rispose

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“Ho incontrato una fatina triste
Seduta all’ombra di una betulla.
Conosco una fatina triste
Che una notte il vento ha portato via con sé…”.

 Ho letto per la prima volta Hosseini nell’estate del 2007, quando trovai per caso nella pila di libri sul comodino di mia madre Mille splendidi soli. Non conoscevo nulla della questione afghana, nonostante fosse un argomento trattato quotidianamente a casa, a scuola, in televisione. Onestamente, vedevo l’Afghanistan come un mondo altro, in una zona non meglio definita se non “là in Asia”, una terra di rocce e sabbia, erosa dai venti e divorata dal deserto.

 Ed è proprio questa l’atmosfera che mi accoglie ogni volta che leggo qualcosa di Hosseini: mi sembra di percepire sulla pelle il sole rovente e le crude notti del deserto, le stesse in cui si snoda la prima parte di E l’Eco rispose.

 Sabur parte per un viaggio attraverso l’arida steppa afghana con la figlia Pari verso Kabul, a cui cocciutamente si unisce il piccolo Abdullah, che non si separerebbe dalla sorella per nulla al mondo. Abdullah aveva intuito che qualcosa di terribile sarebbe accaduto, qualcosa che avrebbe sconvolto per sempre la sua vita e quella di Pari. In contrasto alla povera esistenza di Sabur e dei figli si staglia la figura provocatoria di Nila Wahdati, giovane donna proveniente da una famiglia benestante, poetessa progressista e ribelle. Abbandonerà l’Afghanistan per la Francia lasciando il marito Suleiman alle cure di Nabi, il cognato di Sabur.

“Maman era elegante e piena di talento. Era colta e molto convinta delle proprie opinioni, che non si peritava di elargire sempre a chiunque. Ma era anche profondamente triste. Mi ha messo in mano una pala e per tutta la vita mi ha detto: Riempi i buchi della mia anima, Pari”.

 E poi Markos, Amra, la piccola Roshi, Thalia: una storia costellata di personaggi propriamente umani, ognuno colpito dalle proprie tragedie. Il cerchio si chiude con un’altra Pari, la figlia di Abdullah, che porta questo nome in onore della zia, e che sarà l’artefice del riscatto finale: riunire dopo quasi due generazioni una famiglia a pezzi, in capo al mondo, sperimentando tuttavia la limitatezza della realtà umana.

La mia edizione
Piemme Edizioni
Traduzione di Isabella Vaj
2013 (1ª ediz. 2013), pp. 456
ISBN 9781594631764

Voto
★★★★☆


Opinioni.

 Hosseini tratta in questo libro temi importanti come la separazione con una dolcezza, e allo stesso tempo con una fatalità, che mettono il lettore di fronte all’ineluttabilità del destino. Forze troppo grandi muovono i personaggi attraverso il tempo e lo spazio: dall’Afghanistan alla Francia, agli Stati Uniti, passando per la piccola isola greca di Tinos. È proprio in America che finalmente si dipanerà il nodo della storia e si riallacceranno i rapporti tra le famiglie divise.

 Ogni personaggio porta le sue colpe, e si fa portatore consapevole della propria dimensione umana. Consapevole, ma non sconfitto: c’è la promessa di una redenzione, con l’ammissione delle proprie debolezze.

 In poche parole, definirei questo libro una ricerca dell’eccezionale nel quotidiano: la condizione afghana è il substrato su cui la storia va a comporsi, e non delude il lieto fine, nonostante abbia un retrogusto amaro che sa di possibilità mancate.

“La verità è che, malgrado le difficoltà insormontabili, tutti noi aspettiamo sempre che ci succeda qualcosa di straordinario”.

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